
Come sempre, ci si illude di risolvere i problemi di instabilità politica e la relativa incapacità nel governare, con sofisticate alchimie. La formula “manovrando ad uso e consumo il sistema elettorale, i voti non cambiano, ma i seggi sì” è divenuta verbo ed il verbo si è fatto carne, nella fattispecie della “bozza Bianco”. Illustri costituzionalisti paventano, a rigor d’analisi, l’eventualità che una forza politica del 15%, tecnicamente, potrebbe conquistare la maggioranza necessaria dei seggi parlamentari per formare un governo. In sostanza, alla presenza di due partiti, il Pdl e il Pd, che nelle più rose previsioni non superano il 30%, con il premio di maggioranza, non più alla coalizione, bensì al partito con più consensi e “l’aiutino” della scheda unica, si otterrebbe il numero dei seggi necessario per governare il Paese, instaurando di fatto un bipartitismo forzato. Alla luce di ciò si spiegano bene gli intenti contenuti nella dichiarazione del segretario del Pd che annuncia la corsa in solitaria del suo partito con qualsiasi sistema elettorale, (beh…allo stato dell’arte se non è bozza Bianco è referendum, il che non cambia di molto il quadro) invitando Berlusconi nel seguire il prodigo esempio. Ciò che più inquieta é la scarsa analisi, sul presente e sul recente passato, dalla quale scaturisce siffatta situazione. E’ realmente utile imporre un sistema bipartitico con meccanismi artificiosi, importando modelli, nemmeno nella loro completezza, che nulla riguardano la tradizione e la cultura politica nazionale ? La mente va agli albori della “seconda Repubblica” e ad un’altra falsa rivoluzione che propugnava un altrettanto falso mito, qual è stato il bipolarismo. Esso, però, non ha prodotto coalizioni e relative maggioranze omogenee in grado di governare. Le contraddizioni del bipolarismo sono emerse tutte e platealmente. Non ultima quella di avere originato una proliferazione di partiti politici, o meglio, di micro-formazioni, personalistiche. Oggi, unanimamente è avvertita la necessità di semplificare il quadro politico. Ma non lo si può fare eliminando brutalmente ed artificiosamente forze politiche figlie di una tradizione e di culture che hanno governato e reso libero, migliore e democratico il Paese. Tanto più se continuano ad avere un importante radicamento territoriale e a governare, anche sapientemente, vaste aree. Questo obiettivo, di certo, non lo si otterrà tentando di inglobare tutto e tutti. Un saggio punto di partenza (indipendentemente dalle sorti del Governo) sarebbe, invece, la realizzazione di un sistema proporzionale che garantisca la democratica e plurale rappresentanza dei cittadini. Corretto da un’adeguata soglia di sbarramento che non sia né facilmente aggirabile, né un’operazione di killeraggio. Certamente non è troppo tardi per il ritorno alla preferenza. E’ un atto dovuto, almeno se se si vuole tentare di ricostruire un rapporto tra eletti ed elettori e ricreare un rapporto tra le istituzioni centrali ed i territori, che ad oggi è praticamente inesistente. La reintroduzione del sistema proporzionale é una battaglia necessaria per riaffermare il primato della volontà popolare che non può essere più subalterna a logiche spartitorie e di convenienza che vigono nelle segreterie dei partiti o in altri centri di poteri completamente avulsi da ogni forma di controllo democratico. Occorre riaffermare il primato del consenso come strumento indispensabile e prioritario per chi intende governare nell’interesse della collettività le Istituzioni democratiche del Paese.
Nicola Carnovale
Segretario Nazionale dei Giovani Socialisti Italiani

0 commenti:
Posta un commento